Il banchiere in fiera

L’ ALBA DELLE BANCHE DI INVESTIMENTO

illustrazione di un vascello che parte per il commercio

Tra la fine del 1400 e la metà del 1500 i nuovi ordini mendicanti (domenicani, francescani e agostiniani) avevano realizzato un programma di predicazione così capillare che tutta l’Europa ne fu trasformata. Una nuova visione dell’attività mercantile aveva dato un forte impulso alla produzione e alla circolazione di ricchezza: la società aveva così iniziato a concepire il denaro e i guadagni in modo inedito: prestare a interesse non si configurava più automaticamente come usura. Quindi, mentre i banchieri ebrei continuavano a essere condannati dai predicatori degli ordini mendicanti, le attività dei mercanti-banchieri venivano invece valorizzate e facilitate.

Indice


Banchi di deposito e banchi di cambio

Le grandi banche nascono proprio da quei banchi di legno di mercanti-banchieri, i quali già nel 1300 avevano iniziato a organizzarsi in compagnie commerciali sul modello delle “compere” e dei “monti”, differenziandosi però da questi perché tali compagnie erano di solito di durata rinnovabile pluriennale (laddove le compere erano annuali) e spesso costituite da soci dapprima uniti da vincoli di parentela, in seguito aperte alla partecipazione di esterni.

Si è già visto come, per evitare di perdere i contanti o di essere derubati durante gli spostamenti, i mercanti avessero inventato le “note di banco” e le cambiali.

Alla fine del 1500 per la prima volta le signorie, i ducati e tutti gli staterelli in cui era suddivisa l’Italia dell’epoca organizzarono a loro spese i primi “banchi di deposito e giro”, che cambiarono il modo di gestire gli affari.

Il funzionamento di questi banchi era estremamente efficace per la semplicità: tutti i mercanti di una città depositavano presso il “banco” le loro monete d’oro e d’argento e i pagamenti venivano effettuati mediante semplici “girate” sui libri contabili della banca. Se ad esempio un mercante comprava la lana da un lanaiuolo suo concittadino e vendeva poi il tessuto a un tintore sempre all’interno della città, sul conto del mercante veniva registrato un debito nei confronti del lanaioulo e un credito nel confronti del tintore. Tutti i debiti e i crediti venivano poi calcolati e saldati alla chiusura dell’anno contabile.[1]

Da questo sistema erano però esclusi i pagamenti internazionali, che per motivi geografici non potevano avvenire mediante le cosiddette “partite di giro “sulla banca cittadina, ma erano effettuati con le “lettere di cambio”. In seguito, anche l’incasso delle lettere di cambio fu assunto in via esclusiva dalle banche pubbliche, chiamate “banchi di cambio”.

Alla fine del Cinquecento esistevano dunque i banchi di deposito, che facilitavano l’economia interna dei vari stati/signorie e comuni, mentre per gli affari internazionali c’erano i banchi di cambio, tramite i quali si svolgevano le trattative e i commerci esteri, sia tra stato e stato (incluso il Vaticano), sia tra un comune e l’altro.

Tali banche di deposito, giro e cambio sorsero in tutta Italia: da Genova, Milano e Venezia fino a Messina e Palermo, con la fondazione delle Tavole Pecuniarie.


Le fiere internazionali

L’ampiamento dei commerci facilitato dai banchi di deposito e cambio era già stato in effetti anticipato e incentivato da un nuovo fenomeno, che si era diffuso a partire dal 1400 in tutta Europa: le grandi fiere interazionali.

I mercanti e i banchieri rinascimentali infatti non operavano più soltanto negli stati e nei comuni italiani o negli avamposti commerciali d’oriente (Costantinopoli, Bagdad, Samarcanda e sempre più a est, fino in Cina, lungo la via della seta), com’era avvenuto fino al Medioevo.

Dal 1400 si affermarono infatti le grandi fiere internazionali.

Queste si differenziavano dai mercati perché non si tenevano a cadenza giornaliera o settimanale, come accadeva per molti mercati medievali anche molto grandi (come quelli di Londra e Parigi), ma venivano organizzate a intervalli temporali molto più ampi: alcune fiere internazionali erano stagionali, altre si tenevano addirittura a cadenza annuale.

I mercanti in pratica lavoravano spostandosi di fiera in fiera, comprando e vendendo merci secondo il ciclo delle manifestazioni e cercando di raccogliere informazioni sulla politica che avrebbero potuto influenzare l’economia.

Sotto questo aspetto, le fiere internazionali sono state il prototipo della borsa odierna.

Le fiere internazionali erano infatti dei veri e propri eventi a cui affluivano venditori, compratori e agenti da tutto il mondo allora conosciuto. Tali manifestazioni, grandi al punto che non di rado il “piano regolatore” della città ospitante veniva modificato, si svolsero con regolarità sempre maggiore fin dal 1200, e nel 1500 i centri nevralgici erano le città di Lione, Lipsia, Francoforte, Ginevra, Amburgo, Bruges, Londra, Parigi.

In questo panorama geografico sempre più marcatamente “europeo” e non più solo mediterraneo, l’Italia tuttavia consolidò ulteriormente il proprio potere economico, diventando il trait d’union tra i commerci verso l’Oriente e quelli dell’Europa nord-occidentale.

“La centralità italiana, oltre a essere la conseguenza della sua collocazione geografica, dell’audacia con cui i suoi mercanti intraprendevano viaggi avventurosi verso l’Estremo Oriente, creando piazzeforti commerciali in territori ostili, è soprattutto il frutto della capacità di elaborare strumenti finanziari adeguati alle esigenze dei traffici”. [2]

Le fiere erano insomma un’occasione d’interscambio di beni e servizi, ma erano anche vie privilegiate di comunicazione, infatti offrivano l’occasione non solo per saldare i debiti pendenti, concludere nuovi affari e stringere alleanze tramite matrimoni combinati, ma permettevano anche di ammirare le ultime innovazioni della tecnica e di venire a contatto con idee nuove, culture lontane e di conoscere da vicino i più recenti avvenimenti politici.


Le compagnie commerciali

Nel nuovo assetto economico che si andava configurando, i mercanti operavano spesso tramite le compagnie commerciali per scambiare capitali e ottenere finanziamenti per attività economiche con capitali a rischio.

Da questo impulso vivacemente speculativo nasceranno poi le banche d’investimento, che ispirandosi ai già esaminati modelli dei “monti” e delle “compere”, sviluppano l’idea di investire denaro, col fine dichiarato del guadagno, e non più giustificato dal solo contributo alle opere pubbliche, come accadeva per le “compere”.

I soci infatti differenziavano gli interessi in tutti i campi ed esercitavano perciò anche un grande potere politico, perché arrivarono a controllare la vita economica delle regioni e degli stati in cui operavano.

Era nata una nuova classe sociale, il ceto mercantile, e i luoghi in cui operavano divennero i nuovi punti nevralgici di un’economica basata soprattutto sul commercio marittimo transcontinentale delle spezie e dei tessuti, al quale i sovrani erano fortemente interessati. Infatti con lo sviluppo del “capitalismo” mercantile la “borghesia commerciale” si ergeva addirittura al di sopra della nobiltà feudale.

Le compagnie disponevano d’intere flotte private, carovane e agenti. Tutta l’attività era gestita tramite lettere di cambio che permettevano di spostare enormi capitali in tutti e i tre continenti dov’erano dislocate le varie filiali (Europa, Asia e Africa).

I maggior centri finanziari al di fuori della nostra penisola erano: Augusta, Norimberga, Parigi, Londra, Valencia e Barcellona e poi ancora la Provenza, lo Champagne, le Fiandre e i porti della Lega Anseatica. Tutti luoghi, questi, in cui si tenevano le grandi fiere internazionali.

Questo assetto economico e politico diventerà ancora più sfaccettato quando in Europa si affermeranno le grandi famiglie di banchieri che a partire dal 1500 avranno accesso alle stanze del potere in tutto il continente, per poi sbarcare oltre oceano. Ne parleremo nel prossimo articolo.


Se vuoi saperne di più, resta connesso.

Stella Picarò


[1] Cfr. “La banca pubblica” su pbmstoria.it, Paravia Bruno Mondadori.

[2] Cit. Umberto Eco (a cura di), Storia della civiltà europea, edizione in ebook

ILLUSTRAZIONE Shutterstock / RSplaneta (fotoritocco Ce)

Indietro
Indietro

Fare affari coi goyim

Avanti
Avanti

Dal libro sacro ai libri contabili