Dal libro sacro ai libri contabili

La finanza religiosa nel Medioevo

Statua di pietra raffigurante una donna intenta in preghiera

Nell’intricata situazione sociale, economica e religiosa delineata nell’articolo precedente, il fiorire dei commerci e il dilagare delle attività finanziarie a prestito focalizzarono le riflessioni del clero cristiano sulle implicazioni spirituali del commercio e dell’usura.

In questo articolo esamineremo come lo sviluppo di nuovi orientamenti spirituali abbia trasformato l’economia europea tra il 1200 e il 1400.

 

Indice


l terzo stato, popolo crasso e popolo minuto

La società medievale era infatti composta da tre classi sociali: la nobiltà, il clero e il popolo.

I nobili detenevano il potere temporale, che era però grandemente influenzato dai dettami del clero, che veniva così a trovarsi, di fatto, al vertice di quella società.

Il cosiddetto “terzo stato”, ossia il popolo, prima dell’anno Mille era composto da una massa indistinta di poveri, ma verso la metà del Medioevo, da questo gruppo emersero molte personalità che si erano arricchite in parte coi terreni e soprattutto coi commerci: si costituisce così il “popolo crasso”, composto dai popolani diventati potenti non grazie all’eredità familiare (come accadeva per la nobiltà), ma in forza del proprio lavoro e della propria imprenditorialità.

Era nata la ricca borghesia, ormai ben distinta dal “popolo minuto”, costituito da coloro che lavoravano per i ricchi come dipendenti salariati: garzoni, apprendisti, operai e contadini. Questa “gente minuta” raccoglieva la maggioranza della popolazione e viveva in condizioni di estrema povertà, privati di qualsiasi possibilità di partecipare al governo della città.[1]

Anche tra il clero però in quegli stessi secoli si erano verificati molti cambiamenti.


Gli “Spirituali” e i predicatori degli ordini mendicanti

Attorno alla metà del 1300 i tre ordini principali allora esistenti (Francescani, Domenicani e Agostiniani) stavano attraversando una profonda trasformazione, dovuta all’insanabile spaccatura ideologica tra la maggioranza dei frati (la comunità) e i cosiddetti “Spirituali”, che invocavano (talvolta in modo anche molto agguerrito) il ritorno alla purezza originaria della regola francescana e alla povertà predicata nel Vangelo.

Verso la metà del secolo gli Spirituali si riunirono in un nuovo ordine di Francescani eremiti, a cui papa Gregorio XI Beaufort riconobbe il diritto di autogestirsi in alcune materie: nasceva così l’Osservanza francescana.

I maggiori esponenti del movimento (Bernardino da Siena, Giacomo della Marca e Giovanni da Capestrano) scelsero in modo strategico le città in cui insediarsi e in cui i frati avrebbero svolto le importanti funzioni di confessori, consiglieri e garanti dell’amministrazione di ospedali.

La loro presenza si rese presto così indispensabile che molti frati furono persino incaricati delle finanze cittadine, divennero arbitri della pacificazione tra partiti, ambasciatori e spie.

Gli ordini mendicanti si erano scavati una piccola nicchia all’interno della società e da essa si sarebbero espansi in modo inimmaginabile. Se infatti tra il 1100 e il 1300 erano stati i monaci guerrieri e le abbazie a gestire gran parte della finanza europea e in Terrasanta, dalla metà del ‘200 i cosiddetti Ordini mendicanti estesero il loro controllo anche sugli aspetti economici della società.


Le banche dei frati: l’alternativa “cristiana” all’usura ebraica

Gli ordini mendicanti si distinguevano da quelli dei monaci guerrieri, oltre che per la mancata vocazione alla guerra, anche perché il loro voto di povertà non era individuale, ma collettivo, cioè significa che era l’Ordine stesso a scegliere la povertà, in un esempio di vita che voleva essere un’esortazione a tutta la società a tornare alle origini dell’era cristiana, quando tutto era messo in comune.

Al contrario, nei Templari e negli altri ordini monastici cavallereschi era il singolo a fare voto di povertà, il che aveva permesso a quegli ordini di arricchirsi con le attività finanziarie di prestito, cambio e deposito. Per altro poiché i templari avevano creato la loro fortuna “senza produrre nulla”, il loro operato finanziario era considerato pari al prestito a usura, su cui gravava ancora lo stigma ecclesiastico.

Gli ordini mendicanti, inoltre, dovevano ricavare il necessario per la sussistenza dalle elemosine e dal lavoro dei frati, e questo fu uno stimolo che portò alla nascita di un’altra istituzione creditizia tipica del Medioevo: i monti di pietà e i monti frumentari, per propagandare i quali questi ordini diedero vita a un’attività di predicazione senza pari per raccogliere il consenso popolare sulla necessità di epurare la società italiana dall’usura ebraica.


I monti di pietà

Tali attività creditizie erano infatti senza scopo di lucro e con fini solidaristici e miravano a soccorrere i più poveri con piccoli prestiti (che oggi definiremmo “microcredito” o “credito al consumo”) concessi a condizioni migliori rispetto a quelle degli usurai ebrei.

Il prestito era garantito da un pegno che doveva valere almeno un terzo in più della somma richiesta e di solito il prestito durava un anno. Se alla scadenza la somma non poteva essere restituita, il pegno veniva venduto all’asta, ma a differenza di quanto avveniva nei prestiti elargiti dagli ebrei, i pegni rimasti nei monti di pietà venivano messi all’asta nella stessa città in cui era avvenuto il prestito, secondo il principio fallace per il quale, restando il bene all’interno della comunità, questa non si impoveriva.[2]

 

I monti di pietà avevano le seguenti caratteristiche:

- prestavano denaro solo ai residenti o a chi abitava nelle vicinanze

- concedevano piccoli prestiti a fronte di un pegno che valesse più della cifra richiesta

- i beneficiari dovevano giurare che il prestito serviva per le proprie necessità e per usi morali.

I monti concedevano prestiti alle magistrature cittadine, in occasione di crisi alimentari o di passaggi di truppe, accendevano mutui ipotecari con privati, costituivano la dote per le ragazze povere e custodivano i fondi degli istituti assistenziali operanti nelle comunità.

Quanto al “monte” vero e proprio, cioè il capitale iniziale, la maggiore differenza tra le “compere” cittadine e i monti di pietà consisteva nella maniera in cui il capitale era raccolto: mentre nelle “compere” erano i privati cittadini a versare i fondi in vista di un guadagno da riscattare alla restituzione del credito,[3] nel caso dei monti di pietà la maggior parte del capitale proveniva dalla beneficenza che i credenti facevano durante le funzioni sacre e le processioni.

Un altro modo di contribuire al “monte” era tramite donazioni o depositi, che presentavano due vantaggi: non solo i fondi donati erano recuperabili in qualsiasi momento, ma contribuivano anche a risolvere in parte il problema dell’elemosina: non avendo liquidità in casa, i cittadini più abbienti non avevano più l’obbligo religioso di assistere i poveri che chiedevano la carità di casa in casa.

E restando ancora nell’ambito degli obblighi di fede, le donazioni spesso erano fatte a titolo di espiazione; infatti la beneficenza permetteva di “legittimare” figli illegittimi o incestuosi e cancellava perfino le conseguenze del peccato.[4]


Segnaliamo anche che, malgrado la condanna ecclesiastica del prestito con interesse e andando contro il loro stesso ideale, molti monti di pietà dovevano applicare tassi tra il 5% e il 10% per coprire le spese di gestione senza intaccare il capitale; l’interesse quindi non era legato al “costo del denaro” prestato, ma al “costo del servizio”, e per questo non era considerato usura.


Granatici e monti frumentari

I monti di pietà proliferarono quindi nel mezzo di una profonda inquietudine religiosa e culturale, che caratterizzò la seconda metà del Trecento e che fu dovuta non solo alle continue guerre, ma anche alle numerose pestilenze che decimarono la popolazione e che il clero e poi il popolo, attribuivano anche al fatto che la civiltà occidentale si fosse allontanata dai dettami biblici.[5]

Gli ordini mendicanti, infatti, con lo strumento potentissimo della predicazione, si proponevano di riplasmare l’intera società, che dal loro punto di vista era stata vieppiù pervertita dalla ricerca spasmodica di ricchezza a cui si erano votati in primis gli ordini cavallereschi, ma una volta aboliti tali ordini, gli ebrei rimasero quasi gli unici a praticare tale attività, assieme ai Lombardi.

 Il programma di predicazione degli osservanti era anche un forte stimolo alla produzione e alla circolazione di ricchezza.

Fino ad allora, infatti, come si è visto anche relativamente ai templari, ogni forma di arricchimento basata sulla circolazione del denaro a interesse era stata bollata come usura.


Nei primi decenni del Trecento, invece, il denaro iniziò a essere considerato in modo nuovo: non esisteva più solo l’usura, ma anche il “giusto interesse” nel prestare denaro. Fu allora che iniziò ad affermarsi una nuova razionalità economica anche tra i contadini, che costituivano la maggioranza della popolazione medievale.

Fu proprio per andare in loro soccorso che, alla fine del 1400 i frati mendicanti istituirono anche i cosiddetti monti granatici, che distribuivano grano e orzo a quei contadini così poveri da essere rimasti senza sacchi per la semina, perché avevano versato gran parte del raccolto alla Chiesa e ai signori del feudo su cui vivevano.


Dai granatici alle casse di risparmio

Moltissimi granatici vennero istituiti tra il 1400 e il 1600 ad opera dei francescani per soccorrere i contadini costretti a mangiare anche quanto doveva essere seminato, per evitare che si rivolgessero agli usurai. L’interesse era calcolato a misura: il grano veniva prestato “a raso” e restituito “a colmo”.

I granatici furono di grande supporto al ciclo agrario, infatti contadini potevano saldare il debito o restituendo i sacchi di cereali a fine raccolto o con le roadie, giornate di lavoro gratuito nei periodi semina e raccolto.

Quando si arrivava all’eccedenza, parte del raccolto era venduta e dal ricavato si creavano i monti pecuniari, che applicavano al prestito un tasso al 5%.

I monti di pietà e i granatici proliferarono in ogni città e nelle campagne e durarono per secoli e aiutarono moltissimi lavoratori e contadini indigenti, ma il susseguirsi di raccolti scarsi mise in crisi i monti frumentari, perché il raccolto insufficiente impediva ai debitori di restituire il prestito.

Dopo l’Unità d’Italia i granatici vennero equiparati alle opere pie e gli amministratori vennero sollevati dall’obbligo di rendicontarne la gestione con bilanci preventivi e consuntivi, il che decretò la fine di tali istituzioni. I granatici che sopravvissero e che ormai erano stati sottratti alla gestione dei frati, furono trasformati in casse di risparmio.[6]

Finora abbiamo esaminato le conseguenze più immeditate del rapporto tra religione ed economia nel Medioevo: dalla predicazione ripetuta e mirata di un gruppo di frati dapprima sparuto e poi sempre più nutrito erano sorti i monti di pietà e i granatici, che miravano a indebolire la finanza ebraica per motivi religiosi e politici: da un lato c’era l’incompatibilità di fede e dogmi religiosi; dall’altra gli usi e costumi degli uni erano inconciliabili con quelli degli altri.


Ma le conseguenze di tali predicazioni furono ben più grandi e per certi aspetti persino opposti allo scopo originario. Infatti chi avrebbe mai immaginato che dall’esortazione ad abbracciare “Madonna Povertà” sarebbero nate le famiglie di banchieri più potenti del Rinascimento?


Se vuoi scoprire altri aneddoti legati alla storia delle banche, resta connesso.

Stella Picarò


[1] Cfr. Alessandro Barbero, All’arme! All’arme! I priori fanno carne! Laterza, 2023.

[2] Il primo monte di pietà sorse a Perugia nel 1462; operò intensamente anche quello di Genova fin dal 1483, da cui nacque poi la Cassa di Risparmio Genovese.

[3] Cfr. Come nascono le banche

[4]  Si potevano scontare svariati anni d’attesa in purgatorio ed evitare la dannazione. Da qui alla vendita delle indulgenze, che avverrà a partire dal 1515, il passo è davvero breve.

[5]  Per capire quanto il pensiero religioso influisse sulla vita sociale in un modo che noi ai nostri giorni stentiamo a immaginare, si pensi che nei decenni in cui le ondate di peste furono più violente, una parte della popolazione si convinse che il solo modo di “guarire” sarebbe stato espiare i peccati del mondo tramite la flagellazione. Si tratta del fenomeno dei “flagellanti”, che, come i frati degli ordini mendicanti, si spostavano di città in città.

[6] Cfr. Mario SensiTre monti frumentari del secolo XV in Studi maceratesi anno V, 1971.

FOTO iStock / rustamank

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Il banchiere in fiera

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